La triangolazione di Kiev
All’incontro che si apre oggi a Vilnius, l’Ucraina avrebbe dovuto firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, ma il presidente ucraino Viktor Yanukovich si presenta dai colleghi europei con una proposta: parliamone. Parliamone con Mosca. Troviamo un accordo che salvaguardi la volontà di Kiev di buttarsi un po’ a ovest senza infastidire l’est, quella Russia che non ha mai smesso di trattare l’Ucraina come roba sua e che la vuole parte della sua unione commerciale, che già vanta partner come la Bielorussia e il Kazakistan.
23 AGO 20

All’incontro che si apre oggi a Vilnius, l’Ucraina avrebbe dovuto firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, ma il presidente ucraino Viktor Yanukovich si presenta dai colleghi europei con una proposta: parliamone. Parliamone con Mosca. Troviamo un accordo che salvaguardi la volontà di Kiev di buttarsi un po’ a ovest senza infastidire l’est, quella Russia che non ha mai smesso di trattare l’Ucraina come roba sua e che la vuole parte della sua unione commerciale, che già vanta partner come la Bielorussia e il Kazakistan. Mosca dice di aver suggerito a Kiev di non firmare subito, di pensare a un’alternativa negoziale, e quando qualcuno parla di “pressioni russe” il presidente Putin tuona: come osate, siete voi europei che ricattate gli ucraini.
Yanukovich usa tutta la sua diplomazia per dire che non si può permettere di indispettire Mosca, deve difendere “i più vulnerabili” e con ogni probabilità parla di se stesso, ma la piazza a Kiev non si svuota, da domenica gli scontri continuano, c’è già chi parla di una seconda rivoluzione arancione. La paladina della prima rivoluzione, Yulia Tymoshenko, che è in prigione dal 2011 per abuso di potere e sconta una pena di sette anni, ha annunciato uno sciopero della fame a sostegno della protesta. La Tymoshenko, che già nel 2004 appassionò la piazza ma non riuscì a far dimenticare del tutto i suoi affari passati proprio con i russi, dovrebbe essere operata alla colonna vertebrale, gli europei vogliono farla uscire dal carcere e i russi no. Dopo quasi dieci anni, è ancora lei il simbolo della divisione dell’Ucraina, che è territoriale e linguistica, e soprattutto drammaticamente economica.